Procuratore Repubblica di CZ Salvatore Curcio
CATANZARO – Le recenti operazioni contro la criminalità organizzata calabrese confermano, ancora una volta, come il narcotraffico rappresenti il pilastro fondamentale dell’economia della ‘ndrangheta. In una conferenza stampa fiume, gli inquirenti hanno delineato i tratti di un’organizzazione capace di rigenerarsi, evolversi tecnologicamente e accumulare ricchezze di proporzioni macroeconomiche.
Il narcotraffico come core business
“L’importanza di questa operazione risiede innanzitutto nella conferma che le attività di narcotraffico sono ormai prevalenti per il sistema di finanziamento della ‘ndrangheta rispetto ad altre attività”, è stato sottolineato durante l’incontro con i giornalisti. La lotta alla criminalità, oggi, si gioca quasi interamente sul tavolo del contrasto al traffico internazionale di stupefacenti e sul successivo riciclaggio dei proventi.
Dai “pizzini” alle chat criptate: la rivoluzione digitale
Un aspetto allarmante emerso dalle indagini riguarda l’altissima capacità di adattamento tecnologico dei clan. L’epoca dei “pizzini” cartacei è ormai un lontano ricordo: “Siamo passati dalle comunicazioni elementari alle nuove frontiere della messaggistica criptata”. Piattaforme come Sky ECC o Matrix rendono estremamente difficile non solo l’intercettazione dei contenuti, ma l’identificazione stessa degli utenti. Senza i codici PIN di accesso ai dispositivi, la polizia giudiziaria si trova davanti a muri digitali quasi invalicabili.
Questo cambio di paradigma ha modificato radicalmente l’approccio investigativo. La ‘ndrangheta è oggi una struttura “delocalizzata e deterritorializzata”, che non necessita più di esporsi fisicamente grazie all’uso combinato di messaggistica sicura e criptovalute, che facilitano transazioni anonime su scala globale.
Un volume d’affari da capogiro
Le dimensioni del fenomeno sono tali da essere spesso sottovalutate dall’opinione pubblica. Durante la conferenza è stato richiamato il celebre dossier del 2008 intitolato “’Ndrangheta Holding”, che già all’epoca stimava i proventi dell’organizzazione in 44 miliardi di euro (riferiti all’anno 2007).
Per dare un’idea della portata: quella cifra era pari alla somma del Prodotto Interno Lordo di tre Paesi europei come Estonia, Lituania e Slovenia. “A distanza di quasi vent’anni da quei dati, proviamo a rifare i conti oggi”, è stata la provocazione lanciata dagli inquirenti per evidenziare come la capacità di accumulo sia cresciuta esponenzialmente.
Collaborazione internazionale
L’indagine ha messo in luce la fitta rete di cooperazione tra i gruppi calabresi, i grandi cartelli sudamericani esportatori di cocaina e le altre mafie operanti nell’Unione Europea. La sfida per lo Stato resta quella di inseguire i capitali illegali laddove vengono reinvestiti, in un mercato legale sempre più inquinato dalle infiltrazoni mafiose.
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