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Radiazioni ionizzanti: il caso dei materiali contenenti NORM a Crotone al centro del dibattito nazionale

admin Ottobre 17, 2019

C’è una partita importante che il territorio della provincia di Crotone è chiamato a giocare, oltre a quella che riguarda il SIN (Sito di Interesse Nazionale ) che interessa l’area di quello che fu il polo industriale della Città di Pitagora sin dal 1928. Si tratta della bonifica delle aree, non ricadenti nel SIN

ma comunque individuate nella città di Crotone ed anche in provincia, in cui sono state riscontrate, nel corso degli ultimi anni, presenze di materiali e residui contenenti NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials, ndr); questi scarti di lavorazione delle industrie del fosforo a Crotone, sono stati in parte smaltiti in discariche per inerti, ma si stima che una frazione più imponente, viste le buone proprietà meccaniche, sia stata impiegata come materiale di riempimento per le strade, i porti e piazzali della città e della provincia di Crotone.

La stima è parziale, perché soggetta ad aumentare ogni qualvolta in quel territorio vengono avviati lavori che interessano il movimento terra, e vengono puntualmente trovate nuove tracce di quei materiali.

Gli scarti provenienti dalle produzioni industriali e che incrementano i livelli di radioattività ambientale nella città pitagorica, infatti, hanno trovato sostanzialmente due modalità di impiego ormai accertati: il cosiddetto “sandwich freddo”, per il riempimento dei fondi scavo come per i manti stradali, consistente in uno strato di bitume, poi uno spessore variabile tra i 50- 80 cm di scarto contenente TENORM e, infine, uno strato di argilla compatta; oppure il cosiddetto “sandwich caldo”, per il riempimento dei vespai degli ambienti confinati (abitazioni private, strutture industriali, scuole, palazzi ad impiego pubblico), con un conseguente aumento della concentrazione di attività di radon indoor.

Delle implicazioni sulla tutela dell’ambiente e della salute collettiva di queste operazioni se ne è parlato ieri a Perugia nel corso del Convegno Nazionale di Radioprotezione che ogni anno l’Airp (Associazione Italiana di Radioprotezione) celebra per presentare lo stato della ricerca nel settore. Il lavoro presentato a Perugia, ed intitolato “La radioattività naturale impropria della Calabria. La Mappa dei siti contaminati da Tenorm e stime dosimetriche per la popolazione esposta”, è stato realizzato da un team di esperti in Calabria guidati dal dr. Salvatore Procopio (foto), fisico del Laboratorio “E. Majorana” del Dipartimento provinciale di Catanzaro dell’Arpacal.

L’indagine – che è stata realizzata su 16 “hot-spot” nel territorio crotonese, nei quali è stata accertata la presenza di tali scarti di lavorazione – non esclude che possa essere estesa ben oltre i confini pitagorici, ogni qualvolta venga riscontrata la presenza di quel materiale. Gli autori del lavoro, infatti, non escludono che quei residui di lavorazione, così buoni per le proprietà meccaniche e dal costo sostanzialmente contenuto, possano essere stati “esportati” nelle altre province calabresi o in qualunque cantiere ove fosse necessario (grandi opere infrastrutturali oppure opere viarie ad esempio).

mappa tenorm

L’azione istituzionale congiunta di alcuni Enti, come l’Arpacal e la Prefettura di Crotone, ha permesso di tracciare quindi le aree contaminate da TENORM. Queste porzioni di territorio sono state classificate con potenziale interesse di tipo radiologico, a seguito di una caratterizzazione, in cui i meta silicati ritrovati, con un alto contenuto di radioattività naturale, sono stati sottoposti ad una analisi quali-quantitativa.

Le conclusioni di questo studio, dunque, giungono a tenere alta l’attenzione sul rischio radiologico derivante dalla movimentazione terra in quel territorio. Se “tombato” nelle ipotesi del cosiddetto sandwich, freddo per le strade o caldo per i vespai di edifici pubblici o privati, il rischio radiologico viene considerato quasi trascurabile; ma se scalfito il manto stradale, cosa molto frequente, o non aerati gli edifici pubblici interessati dai vespai prodotti con quei materiali, e nei quali è stato accertato un aumento della presenza di gas radon, ecco che il rischio radiologico potrebbe incidere sulle dinamiche di protezione dell’ambiente e della salute collettiva.

“Non solo la descrizione di un rischio, quello che abbiamo presentato a Perugia – ha commentato il Direttore generale dell’Arpacal, Dott. Domenico Pappaterra – ma anche una opportunità economica per il territorio: avviare un percorso condiviso di bonifica, significa dare vita ad un indotto socio-economico che sarebbe in grado di risollevare le sorti di quel territorio”.

 

Consulta la relazione presentata da Arpacal a Perugia

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