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Chiaravalle Centrale, il 10 ottobre tappa del “Festival Leggere & Scrivere”

admin Ottobre 5, 2017

Ospite il prof. Vito Teti che presenterà il suo libro “Quel che resta…”

 

Farà tappa anche a Chiaravalle Centrale il prestigioso “Festival Leggere & Scrivere”, giunto alla sua sesta edizione sotto la direzione di Gilberto Floriani e Maria Teresa Marzano. Il prossimo martedì 10 ottobre alle ore 18.30, la sala convegni di Palazzo Staglianò ospiterà la presentazione del libro del prof. Vito Teti “Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni” (Donzelli, pagg. 308, euro 30). Dialogheranno con l’autore i giornalisti Maria Patrizia Sanzo e Francesco Pungitore. Introdurrà l’assessore comunale alla Cultura, Pina Rizzo, alla presenza dei docenti e degli studenti degli istituti superiori di Chiaravalle Centrale.

Il volume focalizza la sua attenzione sullo spopolamento delle aree interne. Non solo quelle calabresi. E’ un fenomeno che coinvolge tutto il Paese, dal Piemonte alla Campania, dalla Lombardia alla Sicilia. Vito Teti, professore di Antropologia culturale all’Università della Calabria, indaga «quel che resta» nei non-luoghi delle case disabitate, dei balconi inutili, delle porte sempre chiuse, delle saracinesche abbassate. Lì dove «l’assenza e il vuoto sono pieni di segni e di tracce, che vanno decifrati e interpretati caso per caso». «Ho cominciato a raccogliere memorie di luoghi abbandonati, in via di abbandono, a rischio spopolamento e svuotamento quaranta anni fa» scrive Teti. Ma non con spirito nostalgico e folcloristico. Teti parla, infatti, di riscatto: «Non mi riferisco a una storia di ruderi e di rovine da inserire in itinerari turistici o in parchi archeologici o letterari o da trasformare in case albergo. Non si invoca la restaurazione di un mondo perduto (…), si vuole affermare, oltre che il diritto alla memoria, un diverso modello di sviluppo». Perché non solo il «Mediterraneo dell’interno» è a rischio di estinzione, ma «l’impasse entro cui si aggira e si smarrisce l’Occidente» è proprio quella fra «culto delle rovine del passato e creazione di moderne rovine».

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