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Far West nel Vibonese, Olivieri ancora ricercato Armato e pericoloso, cresce la paura nel territorio

admin Maggio 13, 2018

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NICOTERA (VIBO) – È armato e pericoloso. Ed è ancora a piede libero, nascosto chissà dove, in qualche grotta, casolare o rifugio di fortuna. Ha passato la notte all’addiaccio, Francesco Olivieri, il 32enne di Nicotera che ieri ha seminato terrore e orte tra Limbadi e Nicotera, lasciandosi dietro una scia di sangue che conta due morti e tre feriti.

 

Un’azione di una violenza inaudita covata probabilmente da tempo e messa in atto nell’assolato pomeriggio di venerdì scorso in poco più di due ore. Carabinieri e polizia gli stanno dando la caccia senza tregua, cinturando una vasta area che dal comprensorio Nicoterese porta alla vicina Piana di Gioia e diramando comunicazioni anche ai presìdi di tutta la regione.

Un dispositivo imponente, quello messo in piedi dalle forze dell’ordine coordinate dalla Procura ordinaria nella persona del pubblico ministero Concettina Iannazzo: un centinaio di uomini, tra Compagnia di Tropea, Reparto operativo di Vibo, Squadrone Cacciatori, Elinucleo e “Sezione catturandi” dell’Arma.

Armato e pericoloso, si diceva, in quanto il fucile dal quale sono partiti i colpi che hanno ucciso nelle rispettive abitazioni della città il 67enne Michele Valerioti e l’80enne Giuseppina Mollese e ferito all’interno del bar di Limbadi (prologo della mattanza che si sarebbe scatenata di lì a poco) Pantaleone D’Agostino, (ex gestore del locale), Pantaleone Timpano, e l’avvocato Francesco Di Mundo, non è stato ancora ritrovato, così come l’autovettura, la Fiat Panda bianca che gli ha consentito di spostarsi velocemente per portare a termine la sua missione di morte.

 

La città di Nicotera è praticamente blindata, i controlli si sono estesi, come da prassi, anche presso gli studi medici e i presidi sanitari e il clima che si respira è comprensibilmente intriso di insicurezza, che genera paura la quale, a sua volta, tracima nella psicosi. Il pensiero, infatti, di sapere che in giro, nonostante l’imponente dispositivo messo in campo dalle forze dell’ordine, c’è un uomo armato e psicologicamente instabile è devastante. Francesco Olivieri viene definito un «soggetto problematico» e secondo quanto accertato dai carabinieri, soffre di disturbi psichici per i quali deve far uso di farmaci che però, pare, negli ultimi giorni non avrebbe preso.

 

Una circostanza che, inevitabilmente, lo renderebbe ancora più «pericoloso» nella sua imprevedibilità. Ma ci sono solo queste «problematiche” all’origine del gesto, in apparenza folle compiuto con il suo vagare tra Libadi e Nicotera marina? E’ la domanda alla quale gli investigatori stanno cercando di dare una risposta. E per farlo sono partiti da lontano. Da una ventina d’anni fa quando, in tempi diversi furono uccisi Ignazio Gaglianò, figlio della Mollese delle vittime, ed il fratello dello stesso Francesco Olivieri, Mario.

 

Nel massimo riserbo i carabinieri stanno cercando di verificare se quei due episodi possano essere in qualche modo collegati a quanto accaduto adesso e se il movente possa ricercarsi in una vendetta per un qualche motivo conosciuto, almeno per ora, solo dall’autore che ha stretti legami, anche di parentela con esponenti di primissimo piano del clan Mancuso. La sua famiglia si è affidata in via legale all’avvocato Francesco Schimio del Foro di Palmi, mentre con tutta probabilità nelle prossime ore dovrebbe svolgersi l’autopsia sulle vittime disposta dal pm Iannazzo ed eseguita dall’anatomopatologa Katiuscia Bisogni. Il fascicolo investigativo resta a Vibo.

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