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NON SI PUO’ MORIRE A 13 ANNI PER UN SELFIE. UNA BRUTTA STORIA CHE DEVE FAR RIFLETTERE

admin Marzo 9, 2017

Aveva 13 anni Leandro Celia, viveva a Petrizzi in provincia di Catanzaro. Ieri è stato travolto dal treno regionale diretto a Reggio Calabria. È successo tra la stazione di Soverato e quella di Montauro, all’altezza del luogo in cui si trovava il tristemente noto Camping “Le Giare” a Montepaone. Niente da fare per lui, è morto sul colpo. Gli altri due adolescenti che erano in sua compagnia, entrambi di Soverato, fortunatamente sono feriti in modo lieve. Secondo le ricostruzioni, al momento dell’impatto, erano sulla linea ferroviaria, intenti a compiere un gioco perverso: fare un selfie con lo sfondo del treno in arrivo.

Il treno è arrivato spedito, il ragazzino non è riuscito a sottrarsi in tempo a quel gioco letale. Il macchinista, che non è riuscito a frenare, successivamente, è stato ricoverato in stato di shock. 

In Italia, sono in tanti a fare questo stupido gioco. Vince chi riesce a restare più tempo in bilico tra vita e morte. Chi scansa il treno all’ultimo momento. Chi riesce a provare di avere “coraggio“. Ma non basta. Tutto deve essere immortalato. Le gesta di chi fa Daredevil, devono essere condivise sui social: viralita’ ed emulazione. A Chioggia, l’anno scorso, sono stati fermati quattro ragazzini sorpresi a farsi selfie, sdraiati sui binari. E non è l’unico caso. Nel solo Veneto, nel 2016, sono stati “beccati” in 16. Chioggia e Soverato, non sono casi isolati. Il fenomeno è diffuso in tutto il nostro Paese, come del resto lo è un pò in tutto il mondo. Le bacheche dei ragazzini, sono piene di foto che immortalano queste bravate. Per chi riesce a sopravvivere.

“Abbiamo cercato di spiegare ai ragazzi che la tragedia di ieri deve servire come monito, ha spiegato la dirigente della scuola media “U. Foscolo” di Soverato. E’ giusto che i giovani si divertano, ma con coscienza e senza mettere a rischio il bene più prezioso, la vita. Siamo sgomenti, scioccati. Lavoreremo ancora con più impegno su questi temi. Fa malissimo vedere stamani tanti ragazzi piangere”. “Leandro – ha aggiunto Maria Spanò – era un ragazzo d’oro, studioso, ben voluto da tutti”. Il tredicenne aveva trascorso il pomeriggio al McDonald di un centro commerciale nelle vicinanze della ferrovia. Poi, sulla strada del ritorno verso Soverato, i tre amici hanno deciso di farsi alcuni selfie vicino ai binari,

Non si può morire a 13 anni per un selfie.

r.u.

 

 

 

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