DAVOLI (CZ) – C’è un momento, nel cuore del Venerdì Santo, in cui il borgo di Davoli smette di essere un semplice paese della pre-Sila catanzarese per trasformarsi in un oceano di fiammelle oscillanti. È il rito della Naca (dal greco νάκη, culla), una delle tradizioni pasquali più identitarie e suggestive dell’intera Calabria, che fonde fede cristiana e antichi simboli arborei.
La preparazione dei 5.000 lampioncini a Davoli
L’edizione del 2016 viene ricordata dalla comunità davolese come un anno di particolare fermento creativo. Fu un anno in cui il coinvolgimento dei giovani raggiunse vette straordinarie: nei mesi precedenti, i “catoji” del centro storico si trasformarono in laboratori a cielo aperto dove centinaia di ragazzi lavorarono alla creazione manuale degli oltre 5.000 lampioncini colorati.
In quella serata del 2016, il silenzio dei vicoli fu rotto solo dal passo cadenzato dei portatori degli abeti, carichi di luci, che precedevano la bara del Cristo Morto. Un’immagine che, grazie agli archivi video di CalabriaWebTV, continua a emozionare per la compostezza dei fedeli e la bellezza scenografica delle “varvasche” (le torce naturali usate un tempo) richiamate simbolicamente dagli addobbi.
Il significato degli abeti nella tradizione calabrese
La particolarità unica di Davoli risiede proprio nell’uso degli abeti, provenienti dai boschi delle Serre Calabresi. Questi alberi, simbolo di immortalità e tramite tra terra e cielo, vengono trasportati a spalla da grandi e piccini, adornati da lanterne di carta velina che sfidano il vento della vallata. Non è solo una processione religiosa, ma un “rito arboreo” che celebra la rinascita e la speranza.
Un’eredità da difendere
Oggi, rimettere in auge le immagini e i racconti del 2016 non è solo un esercizio di memoria. È un modo per ricordare a chi ha lasciato la Calabria che le radici di Davoli restano salde. CalabriaWebTV continua a valorizzare questi momenti perché rappresentano la vera forza sociale della nostra terra: una coesione che parte dai bambini e arriva agli anziani, custodi di segreti centenari.
